Silvia Cittadini [Foodies Lady]

Silvia Cittadini, food blogger, scrive di enogastronomia ed è appassionata di food photography, ha collaborato con il Gambero Rosso ed ora segue un progetto per Alma, la scuola internazionale di Gualtiero Marchesi. E’ co-autrice di un blog enogastronomico “Foodie, comunicare di gusto”insieme a Sara Bonamini, Pina Sozio e Laura di Pietrantonio.

Silvia, Raccontami di te: Ho studiato lingue e letterature straniere. Sono sempre stata appassionata dall’altro nella cultura e nella letteratura; è un modo per guardarsi meglio, da fuori, ti aiuta a capire molto. Ecco perché credo che dovremmo viaggiare tutti, per uscire dalla realtà in cui siamo immersi e osservarla meglio. Avrei voluto insegnare forse letteratura inglese, ma poi il desiderio di parlare, di essere un mediatore, mi ha portata alla comunicazione, insieme ad un’altra grande passione: la cucina e la gastronomia. Ecco fatto. Porto avanti il mio interesse per la formazione: prima al Gambero Rosso, ora ad Alma, La Scuola Internazionale di Cucina Italiana. La mia vocazione da storyteller si traduce ovviamente anche nel blog, dove, con altre tre “comunicatrici” condividiamo le nostre passioni enogastronomiche.

La storia del tuo blog: Il nostro blog “Foodie”, nasce al termine del Master di Giornalismo e Comunicazione Enogastronomica al Gambero Rosso e dall’incontro di quattro donne che amano l’enogastronomia da punti di vista diversi, una polifonia di voci ognuna con la sua passione: tendenze e ricette, cultura e storia, food design, tutela del consumatore. Perché il cibo è anche qualità, consapevolezza e conoscenza di quello che accade nel mondo dell’agroalimentare, il cibo è prodotto dal lavoro e dall’impegno di molte persone ed è l’economia di un paese. Siamo partite seguendo le nostre passioni e oggi cerchiamo di coprire i tanti argomenti con costanza e pubblicazioni giornaliere. Tutte, operiamo in dinamiche aziendali che ci legano… Foodie è il nostro spazio, indipendente e non condizionato.

Chi è il blogger? Il blogger è un narratore e narrare non vuol dire giudicare ma raccontare. Ha

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un potere grandissimo conferitogli da internet, può postare una notizia in tempo reale, con una visibilità pari ad una testata giornalistica. L’approccio dovrebbe essere, a mio avviso, soggettivo, non deve essere professionista necessariamente ma rispettare la veridicità dei contenuti che comunica.

Che approccio deve avere secondo te il blogger rispetto a ciò che racconta? Oggi c’è un po’ troppa spocchia nel mondo dei blogger. Parlando del mio campo, blog enogastronomici intendo, spesso leggo giudizi su ristoratori basati su visite sporadiche e con conoscenza non approfondita, bisogna ricordare che i ristoratori sono sempre sottoposti al giudizio delle guide, poche altre categorie hanno questa costante pressione, e non deve essere facile. Accanirsi non ha senso, non aiuta e non migliora nessuno. Credo sia importante fare attenzione a quello che si racconta perché con due parole si distrugge una vita di lavoro di qualcuno che ci mette la faccia, chi scrive su internet molto spesso la faccia non ce la mette!

Che cosa vuoi comunicare/raccontare? Il mio obiettivo è di trovare un linguaggio comprensibile, che appassioni il pubblico che si avvicina al mondo dell’enogastronomia, un linguaggio che sia un tramite tra chi opera e chi legge perché spesso il tono esclude e intimidisce. Viaggiando ho scoperto quanto amore c’è per la nostra cultura gastronomica, penso di avere una vocazione nel valorizzare e comunicare questa realtà a un pubblico internazionale: è quello che sto facendo ora con il progetto “Food and Art Italian Experience,” il corso di cucina diretto ai foodies di tutto il mondo organizzato da Alma [la scuola internazionale di cucina italiana di Gualtiero Marchesi] in collaborazione con Lungarotti.

Le tue ispirazioni [persone, luoghi, momenti]: A livello formativo mi hanno ispirata Fabio Parasecoli [giornalista e ricercatore di Food Sudies alla NWY], che raccontando la storia del cibo dalle origini dell’uomo fino ad oggi, mi ha fatto capire quanto il cibo sia un fattore culturale strettamente legato alla cultura, un linguaggio, una grammatica, una sintassi. Stefania Barzini [giornalista e scrittrice] invece, mi ha fatto venire voglia di raccontare l’enogastronomia aiutandomi a trovare la mia linea di espressione.

Mi ispirano gli eventi del settore, i libri con un taglio sull’argomento cibo [ovviamente], il cinema, l’estero e ciò che accade fuori [Dining NewYork Times], i viaggi, le persone … Lo Chef? Niko Romito, che ha saputo interpretare la sua terra [l’Abruzzo] con una cucina nuova ma dai sapori netti, onesti, che ti restano dentro [l’assoluto di cipolle, indimenticabile]. Il Luogo? Furore, in Campania: un’emozione, una suggestione, un paese selvaggio di limoni inerpicati che sono il simbolo della lotta tra l’uomo e la natura, hanno un senso innato dell’accoglienza, cibi fantastici e splendidi vini [senza fare nomi J].

Foodiesaround…Ricetta? Difficile, si apre un mondo…le paste in bianco senza l’aiuto del pomodoro…aglio olio e peperoncino con acciughe e peperone tagliato julienne, saltato croccante e pangrattato tostato… con una gran pasta ed ovviamente una mantecatura [risottatura] molto lunga.

Una nota, un consiglio, il tuo aneddoto… Non sentirsi mai arrivati, non smettere mai di imparare, di essere curiosi, non perdere mai l’entusiasmo, conservare sempre una piccola sana dose di fanciullezza, che ti fa sorridere, che ti emoziona davanti alle cose.

Progetti futuri? Oggi mi godo il presente perché sto facendo esattamente quello che voglio fare!!!

Photo: Gamberi Rossi a Valenzia – Silvia Cittadini

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