Mi passi a prendere, cara?

Lo ammetto: ci sono fior di articoli che hanno lo stesso incipit e anch’io facevo fatica ad accettarlo, ma dopo anni mi trovo costretta a prendere nota della triste realtà. Consapevole delle parecchie polemiche in atto a livello intellettuale, in realtà è bastato fare una rapida analisi delle mie ultime uscite per capire in pratica cosa sta accadendo anche qui in Italia (dove siamo indietro su qualsiasi altro tipo di tendenza).

Non vi voglio parlare della donna che fa sesso come un uomo, o della storia del “trombamico/a” già affrontata quasi quotidianamente in radio da Fabio Volo e quindi dei cortocircuiti relazionali che ne conseguono, bla, bla, bla. No, lascio questi argomenti a persone e professionisti più competenti di me e voglio affrontare unicamente questioni di “bon ton” e in particolare della pigrizia del maschio moderno che pensa ormai di dover essere servito e riverito anche nelle occasioni sociali (oltre che all’interno delle mura domestiche, dove peraltro questo già accadeva).

Ultimamente è tutto un proliferare di giovani maschi che ti chiamano per uscire e poi, dopo avere ottenuto una tua risposta affermativa, aggiungono con nonchalance:

–       “Ah, scegli tu il ristorante e visto che ci sei prenota pure”;

–       “Ah, per andare a Fregene c’è sempre traffico di sabato ed io ho solo la macchina, perché non mi passi a prendere tu con lo scooter?”

–       “Ah, ti dispiace passarmi a prendere che ho la Bentley/BMW/Ferrari dal meccanico?

A volte fanno la voce suadente (Ehi!!! Era la mia tecnica!!!) oppure, se siete insieme, reclinano leggermente il capo da una parte e ti guardano come Audrey Hepburn ammiccava a Gregory Peck in “Vacanze Romane” (solo che nel film guidava lui la Lambretta).

Qualche giorno fa esco con la mia macchina per andare a prendere un tizio e poi a cena fuori. Mi fermo sotto casa sua con il motore acceso e lui sale sbuffando perché sono dieci minuti in ritardo. Lo guardo e gli sorrido. Sono vestita con un impeccabile tailler pantalone nero e tacco 12. Arriviamo davanti al ristorante alla moda, accosto e scendo per aprire lo sportello al mio accompagnatore. Lui scende mentre il parcheggiatore ultrasessantenne mi guarda con aria smarrita…Mi infilo un berretto da autista, rimonto in macchina e mentre mi allontano ingranando la quarta, urlo dal finestrino: “ Dottò,  mi faccia sapere quando devo passare a riprenderla”. La sua faccia allibita si fa sempre più piccola nello specchietto retrovisore.

 

Ci contestano che non facciamo più le donne?

Riappropriamoci della nostra femminilità e pretendiamo il pick up!

Honey Bee.

 

 

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