Il Bon Ton a Tavola… una spolveratina non fa male…

Ecco le pillole sul Bon Ton a tavola di Marcella Grabau [ebbene si, mia cugina] , un piccolo botta e risposta dove Marcella insegna e io, dispettosa, rispondo aggiungendo un pò di spicy a qualcosa di mooooolto chic [che ovviamente condivido e che voglio ricordare o addirittura scoprire]…

I perchè del Bon Ton sono quindi delle pillole curiose sul galateo e soprattutto sui perchè queste regole sono nate, condivise e portate avanti nei decenni… molto interessante [non lo dico perchè sono sul mio blog…] che si vogliano seguire o no [ognuno faccia quello che vuole] la conoscenza delle regole [come dico sempre io] è il punto di partenza per imparare a romperle con stile. 😀

I perchè del Bon Ton

Marcella insegna: Etichetta, Galateo cioè Bon Ton, le regole che fanno agire bene là  dove non arriva il cuore, dove manca la Signorilità del cuore, le regole portano all’allenamento e al  rispetto, fino a che non diventa un comportamento naturale. [Io:Dov’è il mio principe azzurro con il cavallo bianco e la carrozza e il castello in inghilterra e…:D]

FORCHETTE CON LE PUNTE IN GIU’ IN INGHILTERRA E FRANCIA: perchè?

Marcella insegna: Nel 1714 Re Giorgio d’Inghilterra, durante un pranzo, stava ascoltando un messo che lo relazionava, furioso per ciò che gli veniva riferito, in un moto di rabbia dette un pugno poderoso sul tavolo mentre stava mangiando e prese in pieno la forchetta che  stava accanto al piatto. Da quel momento in tutta l’Inghilterra, le forchette furono messe a punte all’ingiù e questa abitudine contagiò anche la Francia.

[Io:Pensa che male il povero Re Giorgio, che male a quella sua manina delicata…!!! Che vitaccia!! Hahahha .D!]

NON SI METTONO MAI LE POSATE INCROCIATE SUL PIATTO: perché?

Marcella insegna: Sant’Andrea è stato ucciso su una croce a forma di “X”, perché si rifiutò, per rispetto a Gesù di morire sulla stessa forma e dato che la forma a X ricorda i terribili tormenti di quella lenta morte del Santo si evita di provocare  ricordi di crudeltà durante un pranzo.

[Io: E io che pensavo che le posate incrociate portassero sfiga…, meno male! Ma dopo aver letto questo “perchè” credo me lo ricorderò a vita…posate incrociate? NO!]

IL LINGUAGGIO DELLE POSATE

Marcella insegna: Il linguaggio delle posate agevola il lavoro del personale che ci serve, dice se devono tornare al nostro posto con il piatto di portata per permetterci di riservirci o meno. Così se vedono che non devono tornare al nostro posto a tavola non perdono tempo inutile e non si devono piegare inutilmente con il peso del piatto di portata.

La forchetta leggermente spostata in diagonale a destra, come la lancetta grande di un orologio che indichi i minuti “20” suggerisce al cameriere che ci può servire una seconda volta.

Le postate una accanto all’altra nel mezzo del piatto di fronte a noi come un orologio che dia le 18.30, dice al cameriere “grazie ho finito”.

Un’altro modo per dire al cameriere che si vuole essere ancora serviti.

Durante il pasto non si mettono le posate con la punta sul piatto o il manico sulla tovaglia, se proprio necessario si appoggiano bene in equilibrio sul piatto.

[IO: Questa la sapevo!!!! Mia madre mi  diceva sempre “leva quelle ancore dal piatto!!! Mica stai in barca!! Geniale, io immaginavo il mare sotto al piatto hahaha!!!]

Aspetto con ansia le prossime lezioni di Bon Ton di Donna Marcella, e vediamo un po’ come sto messa a “savoir-faire” …

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